Mobbing dopo maternità: cosa rischia il datore di lavoro?

Sei una donna che ha sempre lavorato e che, oggi, si trova a vivere una condizione nuova, gioiosa e difficile: la maternità. Magari sei stata assente dal tuo lavoro negli ultimi cinque mesi ma, una volta rientrata, l’ambiente che hai lasciato non è più quello che ti trovi davanti. Si tratta di un vero e proprio caso di mobbing dopo maternità.

Una violenza estenuante di cui si parla poco 

Vieni denigrata e inizi a pensare che gli atteggiamenti vessatori e denigratori abbiano qualcosa a che fare con l’arrivo del tuo bambino. Se ti trovi in questa durissima situazione il miglior consiglio che possiamo darti è quello di non abbatterti e far valere i tuoi diritti. 

Se saprai gestire questa situazione sarai tu per prima a guadagnare ciò che ti spetta di diritto, ma non solo. Aiuterai infatti tante altre madri a far si che il mobbing dopo maternità si estingua finalmente dalla nostra assurda società. 

Scegliere di essere madre è un atto di estrema generosità verso il mondo, nonché un compito molto duro: quello di crescere i futuri abitanti del Pianeta. Se il tuo posto di lavoro non comprende l’importanza del momento che stai vivendo è arrivato il momento di impartire la giusta lezione di civiltà che merita. 

Un grave fenomeno da contrastare

Il posto di lavoro dovrebbe essere il luogo protetto dove vivono le nostre aspettative, i nostri successi e la soddisfazione di realizzare qualcosa che coincida con le nostre passioni. Molto spesso, tuttavia, questo diventa un incubo che provoca gravi danni anche alla salute. Essere esclusi, ignorati e denigrati per aver messo al mondo un figlio e per aver usufruito dei benefici legali e fiscali che questa condizione prevede è un atto meschino e come tale va affrontato. 

Nel nostro Paese sono circa un milione e mezzo i lavoratori vittime di mobbing su un totale di circa 21 milioni di occupato. Il fenomeno è più frequente al Nord, dove le persone colpite da questo fenomeno costituiscono il 65% dei lavoratori. Purtroppo il mobbing colpisce entrambi i generi, sia uomini che donne, con due punti percentuali in più per chi diventa mamma secondo l’analisi dell’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro. 

In cosa consiste il mobbing?

Ecco la prima cosa che devi sapere. In caso di mobbing a danno di una lavoratrice in maternità sono previste dure sanzioni e risarcimenti da parte del titolare. Quando nasce un figlio la donna vive un momento molto duro con il suo corpo, con la sua psiche e con tutto ciò che le sta attorno. A livello sociale questo momento rende le donne molto isolate perché, per l’appunto, poco comprese. 

Se da una parte la mamma viene investita quasi totalmente del ruolo di accudimento, di per sé sfiancante ed estenuante, non vi è alcuna attenzione per la sua salute fisica e psichica che porta all’isolamento, alla depressione e a gesti estremi molto gravi. 

Essere mamma significa rispettare ciò che la società si aspetta: dolcezza, decoro, capacità di far conciliare i tempi lavorativi con quelli familiari e così via. La società si aspetta in modo irreprensibile che la donna riesca a fare tutto questo ma non solo. Quando la neo-mamma torna a lavoro il mondo nei suoi confronti sembra cambiare atteggiamento a causa di invidie, gelosie e giudizi e comportamenti ostruzionistici

Lo stesso accade a tantissime altre persone per le più assurde ragioni. Il rientro dopo le ferie o dopo un permesso di studio, l’assenza per una malattia o un infortunio, una promozione inaspettata e così via. L’ambiente lavorativo smette di collaborare e pone il lavoratore a vivere continue vessazioni che consistono in minacce di licenziamento o di trasferimento, e atteggiamenti denigratori per l’autostima tali da spingere il lavoratore ad andarsene

Tali condotte, per il nostro ordinamento, devono perdurare per almeno sei mesi e devono includere insulti, svalutazione del lavoro, esclusione dal gruppo, aggressioni fisiche e verbali e simili vessazioni violente e frustranti. 

Mobbing dopo maternità

La nostra Legge tutela le donne che, durante il rapporto lavorativo, si trovano a diventare madri. In pratica sono previste una serie di tutele che permettono alla donna di vivere serenamente questo grande cambiamento. Sono previsti cinque mesi di astensione dal lavoro in prossimità del parto oltre ai congedi parentali, ai permessi di allattamento e alle assenze per malattia del figlio

Tutto questo welfare si tramuta in una percezione negativa agli occhi del datore di lavoro. Egli infatti intravede in questa condizione la necessità di trovare dei sostituti pur continuando a versare i contributi della lavoratrice temporaneamente assente

La situazione più comune, quindi, è quella per cui al rientro la neo mamma viene spinta a dimettersi. Solitamente è già stata rimpiazzata da un’altra figura entrata per sostituzione maternità. La lavoratrice viene spostata ad un’altra sede e ogni volta che chiede i permessi di allattamento si verificano problemi o discussioni. 

Si verificano contestazioni disciplinari pretestuose alle quali le mamme si sentono rispondere che “non sono più le lavoratrici di un tempo da quando hanno avuto un figlio”. Queste donne si trovano a vivere rimproveri e problemi per qualsiasi compito svolto sul lavoro. E troppo spesso l’unica soluzione che resta è quella di andare via. 

Cosa rischia il datore di lavoro?

Il datore di lavoro è tenuto, per legge, a tutelare i dipendenti dai rischi per la salute. Questo si traduce anche nelle verifiche obbligatorie che riguardano la salubrità degli ambienti di lavoro e che comprende anche il clima relazionale. Se c’è un fenomeno di mobbing contro una madre, quindi, il datore può essere chiamato a risarcire la dipendente dal danno subìto

Questo danno consiste nell’insorgere di ansia, depressione, attacchi di panico, problemi respiratori e patologie derivanti da una condizione di stress molto pesante da sostenere. Il mobbing, quindi, provoca una lesione permanente all’integrità psico-fisica della lavoratrice e, come tale, comporta un danno da risarcire. 

Le cifre possono essere anche molto salate. La giurisprudenza verte sempre più verso la tutela della donna sul luogo lavorativo dopo anni di lunga assenza per dedicarsi all’accudimento familiare. Il mercato del lavoro sta cambiando. Solo le aziende rimaste indietro negli anni ancora non si adeguano a questo nuovo modo di vivere la maternità. Non bisogna mai subire certi comportamenti. È consigliabile invece contattare un legale per farsi spiegare come dimostrare le condotte denigratorie e adire un Giudice per far valere i propri diritti. 

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